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Anche la Pubblica Amministrazione può rispondere in via oggettiva del danno cagionato dal proprio dipendente.

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Le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione con la sente 16 maggio 2019 n. 13246 conferiscono un’interpretazione aggiornata alle norme civilistiche che regolano la responsabilità oggettiva dei preponenti, che, fino alla data odierna, per la Pubblica Amministrazione è sempre stata interpretata in modo differente e di favore.
Le Sezioni Unite affermano, infatti, che lo Stato o l’ente pubblico risponde civilmente del danno cagionato a terzi dal fatto penalmente illecito del dipendente anche quando questi abbia approfittato delle sue attribuzioni ed agito per finalità esclusivamente personali od egoistiche ed estranee a quelle dell’amministrazione di appartenenza, purchè la sua condotta sia legata da un nesso di occasionalità necessaria con le funzioni o poteri che il dipendente esercita o di cui è titolare, nel senso che la condotta illecita dannosa – e, quale sua conseguenza, il danno ingiusto a terzi non sarebbe stata possibile, in applicazione del principio di causalità adeguata ed in base ad un giudizio controfattuale riferito al tempo della condotta, senza l’esercizio di quelle funzioni o poteri che, per quanto deviato o abusivo od illecito, non ne integri uno sviluppo oggettivamente anomalo.

COMPRAVENDITA: Sul Compratore grava l’onere di provare i vizi della cosa.

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Secondo la Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite (cfr. sentenza n. 11748 del 3 maggio 2019) in materia di garanzia per vizi della cosa venduta di cui all’art. 1490 c.c., il compratore che esercita le azioni di risoluzione del contratto o di riduzione del prezzo di cui all’art. 1492 c.c. è gravato dall’onere di offrire la prova dell’esistenza dei vizi.

PROPRIETA’: Il diritto di sopraelevazione spetta sempre al proprietario dell’ultimo piano dell’edificio.

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Secondo la Suprema Corte di Cassazione – cfr. Cass. 18 marzo 2019 n. 7563 – il proprietario dell’ultimo piano dell’edificio, acquistando la proprietà del lastrico solare, acquisisce il diritto di sopraelevazione, e non necessita di alcun consenso da parte degli altri condomini, a meno che non sia prevista una limitazione convenzionale della norma di cui all’art. 1127 c.c..

MARCHI: contraffazione ed usurpazione del marchio

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La Suprema Corte di Cassazione ha affrontato, anche se in maniera non completa, l’annosa questione tra il diritto al nome e diritto al marchio.
In forza della sentenza 29 gennaio 2019 n. 2473 l’attività illecita, consistente nell’appropriazione o nella contraffazione di un marchio (patronimico) mediante l’uso di segni distintivi identici o simili a quelli legittimamente usati dall’imprenditore concorrente, può essere da quest’ultimo dedotta sia a fondamento di un’azione reale a tutela del marchio sia a fondamento di un’azione personale per concorrenza sleale.

Amministratore e manutenzione straordinaria

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Cass. Civ. 17 Agosto 2017 n. 20136
Esaustiva precisazione da parte della Cassazione a proposito dei poteri dell’Amministratore in caso di manutenzione straordinaria.
L’Amministratore – ha detto la Suprema Corte di Cassazione – che, senza previa approvazione o successiva ratifica dell’assemblea, disponga l’esecuzione di lavori di manutenzione straordinaria nell’edificio condominiale e conferisca altresì ad un professionista legale l’incarico di assistenza per la redazione del relativo contratto di appalto, non determina l’insorgenza di alcun obbligo di contribuzione dei condomini al riguardo, non trovando applicazione il principio secondo cui l’atto compiuto, benché irregolarmente, dall’organo di una società resta valido nei confronti dei terzi che abbiano ragionevolmente fatto affidamento sull’operato e sui poteri dello stesso, giacché i poteri dell’amministratore del condominio e dell’assemblea sono delineati con precisione dagli art. 1130 e 1135 c.c., che limitano le attribuzioni del primo all’ordinaria amministrazione, mentre riservano alla seconda le decisioni in materia di amministrazione straordinaria; né il terzo può invocare l’eventuale carattere urgente della prestazione commissionatagli dall’amministratore, valendo tale presupposto a fondare, ex art. 1135, ultimo comma, c.c., il diritto dell’amministratore al rimborso delle spese nell’ambito interno di mandato.

Contratti Bancari

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Cass. Civ. Sez. I  Ord. 28 Novembre 2018 n. 30822

In tema di contratti bancari, il correntista che agisca in giudizio per la ripetizione dell’indebito, è tenuto a fornire la prova sia degli avvenuti pagamenti che della mancanza, rispetto ad essi, di una valida “causa debendi”, per cui il medesimo ha l’onere di documentare l’andamento del rapporto con la produzione di tutti quegli estratti conto, relativi all’intero periodo del rapporto, che evidenziano le singole rimesse suscettibili di ripetizioni in quanto riferite a somme non dovute.
Con questa sentenza la Corte di Cassazione affronta la distribuzione dell’onere della prova nelle controversie tra banca e correntista, soffermandosi sull’utilizzo del criterio c.d. saldo zero.

SOCIETÀ

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SOCIETÀ – Di capitali – Società per azioni (nozione, caratteri, distinzioni) – Costituzione – Modi di formazione del capitale – Limite legale – Delle azioni – In genere accordo tra soci uno dei quali si obblighi a manlevare l’altro delle eventuali conseguenze negative del conferimento effettuato in società mediante l’attribuzione di un diritto di vendita c.d. put della partecipazione sociale a prezzo predeterminato – Liceità e meritevolezza degli interessi – Sussistenza.

Cass.  Civ. Sez. I Ord. 4 Luglio 2018, n. 17498

E’ lecito e meritevole di tutela l’accordo negoziale concluso tra i soci di una società azionaria, con il quale l’uno, in occasione del finanziamento partecipativo così operato, si obblighi a manlevare l’altro dalle eventuali conseguenze negative del conferimento effettuato in società, mediante l’attribuzione del diritto di vendita (c.d. “put”) entro un termine dato ed il corrispondente obbligo di acquisto della partecipazione sociale a prezzo predeterminato, pari a quello dell’acquisto, pur con l’aggiunta di interessi sull’importo dovuto e del rimborso dei versamenti operati nelle more in favore della società.

Compensatio lucri cum danno

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Sulla questione se dall’ammontare dei danni risarcibili dal danneggiante debba essere detratta l’indennità assicurativa derivante dall’assicurazione contro i danni che il danneggiato abbia percepito in conseguenza del fatto illecito, si confrontano due orientamenti.
Le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione – 22 maggio 2018 n. 12565 – confermano il divieto di cumulo di indennizzo assicurativo e risarcimento del danno  affermando che il danno da fatto illecito deve essere liquidato sottraendo dall’ammontare del danno risarcibile l’importo dell’indennità assicurativa derivante da assicurazione contro i danni che il danneggiato-assicurato abbia riscosso in conseguenza di quel fatto.

Trasporto – perdita della merce – mittente – azione risarcitoria – onere probatorio.

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La Suprema Corte di Cassazione (cfr. sezione IV civile – ordinanza 12 gennaio 2018 n. 702) ha affermato, e non constano precedenti negli esatti termini, che qualora il mittente agisca nei confronti del vettore per il risarcimento del danno patito in conseguenza della perdita della merce trasportata, sul primo incombe soltanto l’onere di provare la perdita del carico e il suo valore, ma non anche di aver indennizzato il destinatario della merce per il mancato arrivo della stessa; spetterà invece al vettore dimostrare che il mittente aveva già percepito dal destinatario il prezzo della merce poi andata perduta e che quest’ultimo non gliene ha chiesto la restituzione.