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SOCIETÀ

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SOCIETÀ – Di capitali – Società per azioni (nozione, caratteri, distinzioni) – Costituzione – Modi di formazione del capitale – Limite legale – Delle azioni – In genere accordo tra soci uno dei quali si obblighi a manlevare l’altro delle eventuali conseguenze negative del conferimento effettuato in società mediante l’attribuzione di un diritto di vendita c.d. put della partecipazione sociale a prezzo predeterminato – Liceità e meritevolezza degli interessi – Sussistenza.

Cass.  Civ. Sez. I Ord. 4 Luglio 2018, n. 17498

E’ lecito e meritevole di tutela l’accordo negoziale concluso tra i soci di una società azionaria, con il quale l’uno, in occasione del finanziamento partecipativo così operato, si obblighi a manlevare l’altro dalle eventuali conseguenze negative del conferimento effettuato in società, mediante l’attribuzione del diritto di vendita (c.d. “put”) entro un termine dato ed il corrispondente obbligo di acquisto della partecipazione sociale a prezzo predeterminato, pari a quello dell’acquisto, pur con l’aggiunta di interessi sull’importo dovuto e del rimborso dei versamenti operati nelle more in favore della società.

Compensatio lucri cum danno

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Sulla questione se dall’ammontare dei danni risarcibili dal danneggiante debba essere detratta l’indennità assicurativa derivante dall’assicurazione contro i danni che il danneggiato abbia percepito in conseguenza del fatto illecito, si confrontano due orientamenti.
Le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione – 22 maggio 2018 n. 12565 – confermano il divieto di cumulo di indennizzo assicurativo e risarcimento del danno  affermando che il danno da fatto illecito deve essere liquidato sottraendo dall’ammontare del danno risarcibile l’importo dell’indennità assicurativa derivante da assicurazione contro i danni che il danneggiato-assicurato abbia riscosso in conseguenza di quel fatto.

Trasporto – perdita della merce – mittente – azione risarcitoria – onere probatorio.

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La Suprema Corte di Cassazione (cfr. sezione IV civile – ordinanza 12 gennaio 2018 n. 702) ha affermato, e non constano precedenti negli esatti termini, che qualora il mittente agisca nei confronti del vettore per il risarcimento del danno patito in conseguenza della perdita della merce trasportata, sul primo incombe soltanto l’onere di provare la perdita del carico e il suo valore, ma non anche di aver indennizzato il destinatario della merce per il mancato arrivo della stessa; spetterà invece al vettore dimostrare che il mittente aveva già percepito dal destinatario il prezzo della merce poi andata perduta e che quest’ultimo non gliene ha chiesto la restituzione.

Responsabilità Vettore – Pacco spedito e mai consegnato – Danno

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Il Tribunale di Milano con sentenza del 21 marzo 2018 n. 3285 ha affermato che deve qualificarsi come gravemente negligente la condotta del Vettore che non sia stato in grado di fornire alcuna spiegazione circa la perdita del bene consegnatogli per il trasporto. In tale contesto, afferma sempre il Tribunale di Milano, risulta irrilevante l’allegazione del Vettore secondo cui lo stesso si sarebbe impegnato nella ricerca del predetto bene con la conseguenza che lo stesso Vettore è tenuto a ristorare il danno secondo i parametri di cui all’art. 1696 c.c..

Contratto definitivo – Prevalenza – Preliminare

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La Suprema Corte di Cassazione ha affermato con l’ordinanza n. 6223 del 14 marzo 2018 che nel caso in cui le parti, dopo aver stipulato un contratto preliminare, abbiano stipulato il contratto definitivo, quest’ultimo costituisce l’unica fonte dei diritti e delle obbligazioni inerenti al negozio voluto, in quanto il contratto preliminare, determinando soltanto l’obbligo reciproco della stipulazione del contratto definitivo, resta superato da questo, la cui disciplina può anche non conformarsi a quella del preliminare, salvo che le parti non abbiano espressamente previsto che essa sopravviva.

Processo Civile – Sentenza – Inibitoria – Sospensione – Criteri

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La Corte di Appello di Milano nel corso dell’anno 2017 ha pronunciato due interessanti ordinanze in tema, rispettivamente, di sospensione dell’efficacia esecutiva/esecuzione di sentenza di primo grado e di sospensione dell’esecuzione di sentenza di secondo grado.

L’inibitoria delle sentenze di primo grado impugnate in appello deve essere ancorata a criteri rigorosi, tanto in relazione all’immediata esecutività attribuita a loro ex lege, quanto in relazione al disposto dell’art. 283 cpc, che subordina la concessione dell’inibitoria solo alla ricorrenza del fumus boni iuris e del periculum in mora.

Mentre ai fini della sospensione, ai sensi dell’art. 373 cpc, dell’esecuzione della sentenza resa in grado di appello contro la quale sia stato proposto ricorso per cassazione, il potere discrezionale riconosciuto al giudice di appello è considerevolmente meno ampio di quello attribuito al medesimo giudice dagli artt. 283 e 351 cpc, posto che per la sospensione dell’esecuzione ex art. 373 cpc è precluso l’esame della probabile fondatezza del ricorso per cassazione ed è invece richiesta, in via esclusiva, l’esistenza di un grave e irreparabile danno.

Importatore – Diritti Doganali – Assicurazione – Pagamento

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La Suprema Corte di Cassazione ha confermato con ordinanza del 28 febbraio 2018 n. 4570 il proprio orientamento in base al quale allorquando lo Spedizioniere Doganale, nell’eseguire le operazioni in dogana per conto del Proprietario della merce, ancorché in forza di subdelega ricevuta dal mandatario di quest’ultimo si avvalga della facoltà di differire il pagamento dei tributi doganali ai sensi degli artt. 78 e 79 D.P.R. n. 43/1973, all’uopo stipulando con Società di Assicurazioni una polizza fideiussoria sostitutiva della cauzione ed identificante l’obbligazione garantita del debito inerente a detti tributi, a quest’ultima che per il suddetto titolo sia stata escussa dall’Amministrazione finanziaria deve essere riconosciuto diritto di surrogazione e regresso (artt. 1949 – 1951 c.c.) nei confronti del Proprietario-Importatore.

Quest’ultimo, infatti, avendo fatto ricorso all’attività di uno Spedizioniere (che assume la veste di condebitore in solido), è soggetto passivo del rapporto tributario e, quindi, dell’obbligazione garantita, non rilevando incontrario che i diritti doganali siano rimasti insoddisfatti a causa di comportamento illecito dello Spedizioniere, il quale non abbia provveduto a versare alla Dogana le somme ricevute dall’Importatore, giacché la circostanza interferisce non già sul debito d’imposta o sulla fideiussione bensì nel mero rapporto interno fra Spedizioniere ed Importatore.

Vendita – cosa gravata da oneri o da diritti di terzi.

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Interessante pronuncia della Suprema Corte di Cassazione (cfr. sentenza n. 57 del 4 gennaio 2018) secondo la quale nella vendita di cosa gravata da oneri o da diritti di terzi, la responsabilità del venditore ai sensi dell’art. 1489 c.c. è esclusa tanto nel caso in cui il compratore abbia avuto effettiva conoscenza del peso gravante sulla cosa, presumendosi che egli l’abbia accettata con tale peso, quanto nel caso in cui si tratti di oneri e diritti apparenti, che risultino cioè da opere visibili e permanenti destinate al loro esercizio; senza che rilevi, in tali ipotesi, la dichiarazione del venditore, della inesistenza di pesi o oneri sul bene medesimo, non operando, in tal caso, il principio dell’affidamento.

Diffida ad adempiere e importanza dell’inadempimento

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L’intimazione, da parte del creditore, della diffida ad adempiere di cui all’art. 1454 c.c. e l’utile decorso del termine fissato per l’adempimento non eliminano la necessità, ai sensi dell’art. 1455 c.c., dell’accertamento giudiziale della gravità dell’inadempimento da effettuare secondo un criterio che tenga conto sia dell’elemento oggettivo della mancata prestazione nel quadro dell’economia generale del negozio, sia degli aspetti soggettivi rilevabili tramite una indagine unitaria sul comportamento del debitore e sull’interesse del creditore all’esatto adempimento.