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Responsabilità dei Sindaci – limiti.

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La fattispecie dell’art. 2407 c.c. richiede la prova di tutti gli elementi costitutivi del giudizio di responsabilità. E quindi: (i) dell’inerzia del sindaco rispetto ai propri doveri di controllo; (ii) dell’evento da associare alla conseguenza pregiudizievole derivante dalla condotta dell’amministratore; (iii) del nesso causale, da considerare esistente ove il regolare svolgimento dell’attività di controllo del sindaco avrebbe potuto impedire o limitare il danno.  (Cass. Civ. Sez. I, 11/12/2020, n. 28357)

Denuncia difetti di conformità e vendita internazionale: si applica il termine fissato dalla Convenzione di Vienna.

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La Suprema Corte di cassazione con la sentenza 26 Gennaio 2021 n. 1605 ha disposto che in una compravendita internazionale fra una società venditrice italiana e una società acquirente straniera (nella fattispecie, tedesca) trova applicazione la Convenzione di Vienna dell’11 aprile 1980 sulla vendita internazionale di merci e pertanto, per quanto riguarda il termine per valere i vizi della merce acquistata, si deve aver riguardo al combinato disposto degli artt. 38 e 39 della Convenzione stessa.

Ne deriva che i termini di decadenza e di prescrizione per far valere i difetti di conformità non sono di otto giorni e un anno ex art. 1495 c.c., ma devono rispettare il criterio del “tempo ragionevole”, con la specificazione di un termine massimo di decadenza di due anni, secondo le prescrizioni dello strumento internazionale (art. 39 della Convenzione).”

La regola convenzionale s’impone poiché la preferenza dell’applicazione della Convenzione delle Nazioni Unite, rispetto alle norme di diritto internazionale privato, si fonda essenzialmente su un giudizio di prevalenza del diritto materiale uniforme rispetto alle norme di diritto internazionale privato, come chiarito da una precedente sentenza sempre della stessa Corte di Cassazione.

Comportamento “non lineare” della parte? Non è sufficiente per la risoluzione del contratto.

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La Suprema Corte di Cassazione con l’ordinanza del 16 Novembre 2020 n. 25845 ha affermato che non è comprensibile, avuto riguardo all’obiettività dell’inadempimento rilevante ai sensi dell’art. 1455 c.c., il riferimento ad una “non linearità” del comportamento della parte, rinviando la “non linearità” ad una situazione di opacità, mentre il giudizio di inadempimento postula chiarezza ed obiettività dell’inottemperanza all’impegno contrattuale.

Assegno spedito per posta e incassato abusivamente: il nodo della responsabilità sciolto dalle SS.UU.

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Con la sentenza n. 9769 del 26 maggio 2020 le Sezioni Unite della Corte Suprema di Cassazione hanno chiarito, componendo il contrasto giurisprudenziale, che la spedizione per posta ordinaria di un assegno, anche se non trasferibile, comporta il concorso di colpa del mittente, insieme alla banca negoziatrice, nel caso in cui l’assegno medesimo venga incassato da una persona non legittimata.

Ad avviso delle Sezioni Unite la scelta del mittente di avvalersi della posta ordinaria per la trasmissione dell’assegno al beneficiario rispetto ad altre forme di spedizione, quali la posta raccomandata o assicurata, si traduce nella consapevole assunzione di un rischio evidente ed ingiustificato che non può non costituire oggetto di valutazione ai fini dell’individuazione della causa dell’evento dannoso.

Appalto – Danni a terzi: il committente può rispondere in solido con l’appaltatore

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La regola per la quale risponde il solo appaltatore ove abbia operato in autonomia con propria organizzazione e apprestando i mezzi a ciò necessari, o il solo committente, nel caso in cui si sia ingerito nei lavori con direttive vincolanti, che abbiano ridotto l’appaltatore al rango di “nudus mister”, certamente vale nei rapporti contrattuali interni tra committente e appaltatore, ma non vale per altre ipotesi intermedie, per le quali possono rispondere, solidalmente, tutti i soggetti che abbiano contribuito, a diverso titolo, a cagionare un danno a un terzo, qualora la loro ingerenza nei lavori appaltati si sia manifestata attraverso atti o direttive che abbiano soltanto ridotto l’autonomia dell’appaltatore. E’ quanto si legge nell’ordinanza della Cassazione del 29 ottobre 2019 n. 27612.

Nell’assicurazione di responsabilità il massimale non è elemento essenziale del contratto.

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Secondo la Cassazione civile, ordinanza 21 ottobre 2019 n. 26813, in tema di assicurazione per responsabilità civile, il massimale non è elemento essenziale del contratto di assicurazione, che può essere validamente stipulato senza la relativa pattuizione e neppure costituisce fatto generatore del credito assicurato, configurandosi piuttosto come elemento limitativo dell’obbligo dell’assicuratore, sicché grava su quest’ultimo l’onere di provare l’esistenza e la misura del massimale, dovendosi altrimenti accogliere la domanda di garanza proposta dall’assicurato a prescindere da qualsiasi limite di massimale.

Responsabilità contrattuale.

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Interessante ordinanza della Suprema Corte di Cassazione – n. 8748 del 12 luglio 2019 –  secondo la quale nel valutare se sia applicabile la clausola generale dell’art. 1337 c.c., il Giudice di merito, dopo aver individuato il comportamento della parte che si assume contrario ai doveri di correttezza, deve altresì considerare l’idoneità di tale comportamento ad ingenerare nella controparte l’idea di una rottura ingiustificata delle trattative, valutazione nella quale non si può prescindere dal comportamento tenuto dalla parte adempiente.

Anche la Pubblica Amministrazione può rispondere in via oggettiva del danno cagionato dal proprio dipendente.

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Le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione con la sente 16 maggio 2019 n. 13246 conferiscono un’interpretazione aggiornata alle norme civilistiche che regolano la responsabilità oggettiva dei preponenti, che, fino alla data odierna, per la Pubblica Amministrazione è sempre stata interpretata in modo differente e di favore.
Le Sezioni Unite affermano, infatti, che lo Stato o l’ente pubblico risponde civilmente del danno cagionato a terzi dal fatto penalmente illecito del dipendente anche quando questi abbia approfittato delle sue attribuzioni ed agito per finalità esclusivamente personali od egoistiche ed estranee a quelle dell’amministrazione di appartenenza, purchè la sua condotta sia legata da un nesso di occasionalità necessaria con le funzioni o poteri che il dipendente esercita o di cui è titolare, nel senso che la condotta illecita dannosa – e, quale sua conseguenza, il danno ingiusto a terzi non sarebbe stata possibile, in applicazione del principio di causalità adeguata ed in base ad un giudizio controfattuale riferito al tempo della condotta, senza l’esercizio di quelle funzioni o poteri che, per quanto deviato o abusivo od illecito, non ne integri uno sviluppo oggettivamente anomalo.

PROPRIETA’: Il diritto di sopraelevazione spetta sempre al proprietario dell’ultimo piano dell’edificio.

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Secondo la Suprema Corte di Cassazione – cfr. Cass. 18 marzo 2019 n. 7563 – il proprietario dell’ultimo piano dell’edificio, acquistando la proprietà del lastrico solare, acquisisce il diritto di sopraelevazione, e non necessita di alcun consenso da parte degli altri condomini, a meno che non sia prevista una limitazione convenzionale della norma di cui all’art. 1127 c.c..