Privacy e diritto di cronaca, una questione sempre aperta

Privacy e diritto di cronaca, una questione sempre aperta

By Tuesday May 31st, 2016 No Comments

Una sentenza di un tribunale della Florida, USA, è di recente emersa su tutti i media, forse oltre che per il tema anche per l’esorbitante importo riconosciuto al preteso danneggiato: oltre cento milioni di euro, una cifra che potrebbe cambiare una vita.

Anche se la sentenza non è definitiva e anche se la notizia è riferita a circostanze e a soggetti non privi di ombre – pare che l’interessato fosse a conoscenza del fatto che lo si stava riprendendo durante le attività sessuali riguardo alle quali rivendica la riservatezza – e l’importo tanto elevato è stato deciso da una giuria popolare, secondo la normativa vigente in USA, l’enorme interesse sia di pubblico che di addetti ai lavori certamente deriva anche dall’argomento, sempre più attuale in questi tempi di facile e rapida comunicazione delle notizie, e cioè fino a che punto ci si può inoltrare nella vita privata delle persone famose allo scopo di informare il pubblico, sempre interessato alle vicende di persone del genere.

Cuius commoda eius incommoda, come dicevano i latini, oppure, in chiave moderna: L’hai voluta la bicicletta? …ovvero: se si accettano e addirittura si traggono profitti dai vantaggi che la celebrità può procurare, se ne dovrebbero accettare gli inevitabili aspetti negativi, inclusa l’ingerenza nella propria vita privata, forse anche in camera da letto, come ha sostenuto chi aveva pubblicato sul suo sito di pettegolezzi lo scabroso video incriminato.

Purtroppo però non è possibile stabilire per legge i limiti di accettabilità delle violazioni della propria intimità proprio perché queste variano al variare della notorietà dell’interessato e della sensibilità in generale delle persone in ogni determinato contesto storico e sociale, ragion per cui il grado di colpa di chi abbia violato la riservatezza altrui, e la conseguente entità dell’indennizzo dovuto, non potranno mai coincidere in casi diversi e, soprattutto, la valutazione dipenderà sempre dalla sensibilità della persona chiamata a decidere, giudice o giuria che sia.

La riservatezza gode di ampia protezione in Italia, in base al cosiddetto “Codice della Privacy” (Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 – Codice in materia di protezione dei dati personali), come pure la libertà di informazione che è addirittura prevista quale diritto costituzionalmente garantito (articolo 21), ma se il contenuto ed i confini di questi due principi sono ben delineati ed univoci altrettanto non lo sono le eventuali sovrapposizioni e conflitti, che devono essere necessariamente affrontati caso per caso, con conseguente possibilità di incongruenze, sproporzioni o attenuazioni.

Per approfondire l’argomento contattaci: 

Avvocato Domenico Gallo – Studio Legale DG

segreteria@studiolegaledg.it

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