Un’espressione suggestiva…

Il vertiginoso proliferare negli anni ’80 di nuove imprese nella Silicon Valley a sud San Francisco non è ormai che un ricordo, eppure alcune di quelle piccole imprese, nate soltanto da una idea accompagnata da mezzi limitatissimi sono oggi giganti industriali, commerciali e finanziari.

Dopo la crisi mondiale iniziata nel 2009, che ha imposto un ripensamento profondo di molti aspetti delle attività economiche, viene oggi riproposto il riferimento a quel modello in non pochi paesi, tra cui l’Italia, mediante la concessione di facilitazioni e semplificazioni a favore delle piccole imprese a marcato e prevalente carattere innovativo.

Con la legge n. 221 del 2012 vengono riconosciute a tale tipo di impresa, da costituirsi quali società di capitali a norma del codice civile, una serie di prerogative in ordine al trattamento burocratico e fiscale, al reperimento di capitali di investimento e alle condizioni di impiego del personale, purché l’intento innovativo trovi riscontro nella presenza di collaboratori qualificati per attività di ricerca, nell’investimento in ricerca degli eventuali utili ovvero nella disponibilità di diritti di brevetto o di privativa.

Le cosiddette “start up” così formate conservano tali prerogative per un periodo di cinque anni, considerato adeguato al fine di verificare la fattibilità e remuneratività dell’iniziativa, e sono abilitate a ricorrere, a fini di finanziamento, a investitori privati non professionali, una sorta di micro azionariato popolare normalmente noto come “crowdfunding”, da promuoversi tramite organizzazioni accreditate allo scopo e normalmente attraverso canali di comunicazione informatica a larga diffusione (Internet).

Una veramente minima parte delle iniziative così create ha infatti probabilità di successo, come l’esperienza ha dimostrato e come è fisiologico per la loro stessa natura e caratteristiche.

La parcellizzazione degli investitori interessati e il limite minimo di impegno finanziario individualmente consentito comportano la possibilità di minimizzare i rischi del singolo investitore e allo stesso tempo maggiori probabilità di successo, se le piccole partecipazioni vengono da parte dello stesso distribuite in maniera il più possibile differenziata.

La recentissima (8 marzo 2016) pubblicazione del Decreto 17 febbraio 2016 del Ministero dello sviluppo economico, che approva il modello di Statuto e Atto Costitutivo per tale tipo di società, perfezionabile senza intervento notarile e per via informatica, quindi a costi e tempi ridotti, completa la disciplina di semplificazione avviata con il Decreto Legge n. 3 del 24 gennaio 2015, (il cosiddetto “Investment compact”) cercando di creare un ulteriore stimolo nella direzione da tempo incoraggiata in questo ambito.

La semplificazione degli aspetti formali riguarda pur sempre la costituzione di una nuova società di capitali da utilizzare quale veicolo imprenditoriale in settori tradizionali di qualunque tipo, dal commercio alla moda o all’alimentazione, purché in presenza di innovazioni di una certa rilevanza, così da non escludere comunque la necessità di adeguata consapevolezza degli aspetti legali, contabili e organizzativi da tenere in debita considerazione.

Avvocato Domenico Gallo – Studio Legale DG, Genova

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