Assegno spedito per posta e incassato abusivamente: il nodo della responsabilità sciolto dalle SS.UU.

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Con la sentenza n. 9769 del 26 maggio 2020 le Sezioni Unite della Corte Suprema di Cassazione hanno chiarito, componendo il contrasto giurisprudenziale, che la spedizione per posta ordinaria di un assegno, anche se non trasferibile, comporta il concorso di colpa del mittente, insieme alla banca negoziatrice, nel caso in cui l’assegno medesimo venga incassato da una persona non legittimata.

Ad avviso delle Sezioni Unite la scelta del mittente di avvalersi della posta ordinaria per la trasmissione dell’assegno al beneficiario rispetto ad altre forme di spedizione, quali la posta raccomandata o assicurata, si traduce nella consapevole assunzione di un rischio evidente ed ingiustificato che non può non costituire oggetto di valutazione ai fini dell’individuazione della causa dell’evento dannoso.

Appalto – Danni a terzi: il committente può rispondere in solido con l’appaltatore

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La regola per la quale risponde il solo appaltatore ove abbia operato in autonomia con propria organizzazione e apprestando i mezzi a ciò necessari, o il solo committente, nel caso in cui si sia ingerito nei lavori con direttive vincolanti, che abbiano ridotto l’appaltatore al rango di “nudus mister”, certamente vale nei rapporti contrattuali interni tra committente e appaltatore, ma non vale per altre ipotesi intermedie, per le quali possono rispondere, solidalmente, tutti i soggetti che abbiano contribuito, a diverso titolo, a cagionare un danno a un terzo, qualora la loro ingerenza nei lavori appaltati si sia manifestata attraverso atti o direttive che abbiano soltanto ridotto l’autonomia dell’appaltatore. E’ quanto si legge nell’ordinanza della Cassazione del 29 ottobre 2019 n. 27612.

Nell’assicurazione di responsabilità il massimale non è elemento essenziale del contratto.

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Secondo la Cassazione civile, ordinanza 21 ottobre 2019 n. 26813, in tema di assicurazione per responsabilità civile, il massimale non è elemento essenziale del contratto di assicurazione, che può essere validamente stipulato senza la relativa pattuizione e neppure costituisce fatto generatore del credito assicurato, configurandosi piuttosto come elemento limitativo dell’obbligo dell’assicuratore, sicché grava su quest’ultimo l’onere di provare l’esistenza e la misura del massimale, dovendosi altrimenti accogliere la domanda di garanza proposta dall’assicurato a prescindere da qualsiasi limite di massimale.

Responsabilità contrattuale.

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Interessante ordinanza della Suprema Corte di Cassazione – n. 8748 del 12 luglio 2019 –  secondo la quale nel valutare se sia applicabile la clausola generale dell’art. 1337 c.c., il Giudice di merito, dopo aver individuato il comportamento della parte che si assume contrario ai doveri di correttezza, deve altresì considerare l’idoneità di tale comportamento ad ingenerare nella controparte l’idea di una rottura ingiustificata delle trattative, valutazione nella quale non si può prescindere dal comportamento tenuto dalla parte adempiente.